Secondo appuntamento con il progetto Terzo Tempo, ideato e promosso dalla Polisportiva Albosaggia grazie al bando “Adolescenti Fragili” di Fondazione Pro Valtellina. Dopo la serata dedicata ai disturbi dell’alimentazione parleremo di ansia e disturbi dell’umore con il medico psichiatra, dott. Mario Ballantini.

Disturbi dell’umore e depressione

Tristezza e gioia fanno parte della vita di ogni giorno. La tristezza è una risposta universale dell’uomo alle sconfitte, alla perdita, alle delusioni e ad altre avversità. 

La gioia è la risposta universale al successo e ad altre situazioni incoraggianti. 

Il tono del nostro umore è generalmente flessibile: quando viviamo eventi o situazioni piacevoli, esso flette verso l’alto, mentre flette verso il basso in situazioni negative e spiacevoli. 

Chi soffre di un disturbo dell’umore non mostra questa flessibilità, ma il suo umore è costantemente flesso verso il basso oppure alterna episodi depressivi a fasi con umore marcatamente euforico o irritabile, indipendentemente dalle situazioni esterne.
In tali casi, una tristezza profonda è definita depressione, mentre l’euforia intensa è definita mania. 

I disturbi depressivi sono caratterizzati dalla depressione; quelli bipolari sono caratterizzati da varie combinazioni di depressione e mania. 

La soglia clinica oltre la quale è plausibile parlare di veri e propri disturbi dell’umore, sia in senso depressivo (in cui si riscontra un appiattimento dell’umore verso il basso caratterizzato da uno stato di insoddisfazione e pessimismo), sia in senso ipomaniacale o maniacale (stato opposto alla depressione durante il quale l’umore è costantemente elevato/euforico e a cui spesso si associa iperattività fisica e mentale), dipende dal numero e dall’intensità dei sintomi manifestati. 

In generale si parla di disturbo dell’umore quando si verifica una compromissione del funzionamento in ambito sociale e lavorativo e/o nelle varie aree di vita importanti per l’individuo.

Il ritiro sociale, così come un’aumentata irritabilità, sono importanti campanelli d’allarme, spesso sottovalutati. Altri sintomi da tenere in considerazione sono, ad esempio:

  • Insonnia o ipersonnia
  • faticabilità o mancanza di energia
  • significativa perdita di peso o aumento di peso
  • marcata diminuzione di interesse/piacere per le attività quotidiane
  • agitazione o rallentamento psico-motorio
  • sentimenti di autosvalutazione o di colpa
  • ridotta capacità di concentrarsi o indecisione

Si tratta di condizioni molto comuni che tutti sperimentano almeno una volta nell’arco della vita, per questo motivo non è sempre facile riconoscere la presenza di un disturbo dell’umore.

I disturbi dell’umorecostituiscono una patologia ampiamente diffusa tra la popolazione generale e, soprattutto la depressione, un motivo frequente di consultazione del medico di base. 

Si calcola che il 20% della popolazione nel corso della vita vada incontro ad episodi depressivi o maniacali con un rapporto di 1:3 tra forme bipolari e unipolari. 

Nei Paesi Occidentali la prevalenza della depressione maggiore risulta essere del 2,2% in un mese e del 5,8% nel corso della vita, con una frequenza circa doppia nelle donne rispetto agli uomini. 

L’età di esordio varia molto tra i disturbi dell’umore unipolari e bipolari.

Nei primi l’età tipica di esordio varia tra i 30 ed i 40 anni mentre nelle forme bipolari tra i 15 ed i 30 anni.

Mentre in passato la cura dei disturbi dell’umore, soprattutto quelli di grave entità, era associata quasi unicamente all’uso di farmaci, negli ultimi decenni la psicoterapia cognitivo-comportamentale è riconosciuta come un trattamento particolarmente efficace, soprattutto se in associazione alla terapia farmacologica. 

Il paziente può giovare della psicoterapia cognitivo-comportamentale non solo nella fase acuta ma anche nella prevenzione delle ricadute e, nelle forme bipolari, come intervento preventivo in fase intercritica. 

Altre forme di psicoterapia non hanno particolari prove scientifiche di efficacia per la cura dei disturbi dell’umore.

Ansia e panico

Ciascuno di noi periodicamente sperimenta paura e ansia. 

La paura è una risposta emozionale, fisica e comportamentale alla percezione di una minaccia esterna (ad esempio un intruso che fa irruzione in casa nostra). 

L’ansia invece è uno stato emotivo associato a una condizione di allerta e paura generalmente eccessiva rispetto alla reale situazione, tuttavia, non è un fenomeno anormale. 

Si tratta, infatti, di un’emozione di base che comporta uno stato di attivazione dell’organismo che si attiva quando una situazione viene percepita dal soggetto come pericolosa.

Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga, nonché in una serie di fenomeni fisiologici come l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco (tachicardia), della sudorazione, le vertigini, ecc…

La strategia principale istintiva di gestione dell’ansia è inoltre l’evitamento della situazione temuta (strategia “better safe than sorry” – “meglio prevenire che curare”).

Un certo grado di ansia è adattivo, ovvero aiuta a prepararsi, esercitarsi e provare, in modo da migliorare il funzionamento e contribuisce a rendere le persone adeguatamente prudenti nelle situazioni potenzialmente pericolose. 

Tuttavia, Quando l’attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, siamo di fronte a un disturbo d’ansia, che può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni.

I sintomi fisici dell’ansia spesso spaventano generando circoli viziosi, ovvero la cosiddetta “paura della paura”. 

Tuttavia essi dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.

Quando l’ansia diventa estrema e incontrollabile, sfociando in uno dei suddetti disturbi d’ansia, occorre un intervento professionale che possa aiutare la persona a gestire i sintomi così fastidiosi e invalidanti.

La psicoterapia per i disturbi d’ansia è indubbiamente il trattamento principale e dal quale è difficile prescindere. 

In particolar modo la terapia cognitivo-comportamentale ha mostrato tassi di efficacia elevatissimi e si è affermata nella comunità scientifica come la strategia di prima scelta nella cura dell’ansia e dei suoi disturbi.

Caterina Conforto

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