Il 28 aprile alle ore 20.45 presso il Cinema Excelsior di Sondrio si parlerà di autolesionismo. Un disturbo in aumento anche in provincia di Sondrio, soprattutto fra i giovanissimi. Ospite del progetto Terzo Tempo la dott.ssa Alessia Pisano, psicologa, psicoterapeuta e operatore presso il servizio TEMPOZERO di ASST Valtellina Alto Lario.

L’autolesionismo è il danneggiamento del proprio corpo attraverso lesioni autoinflitte dirette e intenzionali. A soffrirne sono soprattutto adolescenti e giovani adulti, con un’incidenza del 15-20% e una prevalenza più alta nelle ragazze. Nei giovanissimi la presenza di gesti autolesivi è spesso associata a depressione, stress, ansia, disturbi della condotta e abuso di sostanze oppure a relazioni familiari disfunzionali, isolamento sociale e basso rendimento scolastico.

La natura della patologia, è assai variegata: molteplici sono, infatti, le modalità con cui ci si può fare del male e molteplici sono anche le cause che spingono a condotte autolesive. Ogni caso è diverso dall’altro, ma la parola chiave nelle storie dei giovani che si auto-danneggiano è “dolore”.

Il dolore fisico, procurato ad esempio dal taglio sulla pelle, può dare sollievo alla sofferenza mentale e diventare paradossalmente un antidolorifico capace di mettere a tacere per un po’ il malessere emotivo e psichico. 

Le motivazioni alla base di un gesto autolesivo possono quindi essere diverse:

In primis l’autolesionismo può costituire una strategia per fronteggiare una situazione stressante oppure una modalità di regolazione emotiva: di fronte allo stato emotivo indesiderato e vissuto come intollerabile, il soggetto si ferisce cercando di ripristinare uno stato tollerabile.

Si potrebbe dire che la messa in atto di comportamenti autolesivi sia un tramutare in sofferenza fisica (quindi più reale e più facilmente gestibile) una sofferenza emozionale che non si sa come gestire: per un po’ ci si occupa solo del dolore fisico, distogliendosi temporaneamente da quello interiore.

Una seconda funzione dell’autolesionismo è la punizione autoinflitta: sembra infatti che, in alcuni soggetti, l’autocriticismo e i sensi di colpa possano essere la causa dei comportamenti di autodanneggiamento.

Infine, l’autolesionismo può costituire una forma di comunicazione del proprio disagio. Attraverso le ferite, infatti, la propria sofferenza appare evidente agli occhi degli altri.

In ogni caso il trattamento deve essere multidisciplinare, ovvero coinvolgere professionisti di diverse discipline mediche, e quanto più possibile personalizzato sulle necessità della persona e sviluppato in collaborazione sia con il paziente che con i familiari e le altre figure significative di riferimento.

Il trattamento più diffuso ed efficace per intervenire sulle condotte autolesive è la psicoterapia cognitivo-comportamentale che prevede l’utilizzo di tecniche utili ad aiutare gli adolescenti e i giovani adulti ad affrontare eventuali situazioni elicitanti l’autolesionismo.

Caterina Conforto

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